Le bancarelle della domenica

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Stamattina mi sono svegliata di buon’ora, come sempre. Ormai la mia sveglia biologica mi butta giù dal letto alle 07:00 e posso anche smettere di guardare l’orologio. So esattamente che ore sono quando apro gli occhi. Dipenderà forse dal fatto che non faccio mai tardi la sera, che la mia vita sociale rasenta il doppio zero, che dopo tre pagine di lettura mi viene la cecagna e addio sogni di gloria di tirare fino all’alba. Alcune volte tuttavia resto davanti la tv a lobotomizzarmi e mi trascino a letto solo quando ho gli occhi che fanno le grinze, come la pelle delle mani dopo due ore a mollo nell’acqua. Anche con gli occhi grinzosi, però, la mia sveglia biologica suona alla stessa ora di sempre. Mi allungo oltre la soglia del comodino, sbircio l’orologio, mi crogiolo nell’illusione che siano almeno le 10:00…e niente. Mi tocca proprio affrontarla tutta ‘sta giornata.

Uscire di buon’ora ha però i suoi vantaggi. L’aria è fresca, le strade poco affollate e c’è quell’atmosfera di pacata attesa, come se qualcosa dovesse accadere ma si prendesse tutto il tempo necessario. Si stiracchia, sbadiglia, ciabatta. Ed è allora che mi penetra un appagante sentimento d’indulgenza per cui ogni cosa normalmente irritante mi scivola addosso. Meraviglioso. L’effetto dura circa una o due ore ma poi sbiadisce, si attenua e infine svanisce.

Il miglior modo per prolungarlo è dedicarsi del tempo, coccolarsi, concedersi una piccola vacanza. Colazione al tavolino esterno di un bar di una piccola piazza di provincia, libro alla mano, zucchero granellato sulle labbra. Bancarelle. Vado mattta per le bancarelle. Anche quelle che conosco a memoria per averle mappate da cima a fondo. Eppure sono per me isole felici, bauli pieni di ciarpame che aspetta solo una possibilità, un’occasione. Vecchi servizi, posacenere decorati, lampade riesumate da qualche soffitta. Milioni di vite, di mani che le hanno comprate, amate, perdute. Aspettano tutti la loro occasione perché, come dice mia nonna, vecchi so soltanto ‘li stracci! Non certo le persone e tanto meno le cose. Le cose non invecchiano mai, soltanto i panni diventano stracci, si sbrindellano, si trasformano in pezze da spolvero e infine si buttano. Nessuno li rimpiange o li ricorda. Ma le cose. Le cose sono come fotografie, ci ritraggono e si animano del bagliore delle nostre vite.

Nelle mie fantasie più recondite ho una casa piena di ciarpame tirato a nuovo, lucido sulle credenze. Niente da fare, ho l’anima incallita dell’archeologa!

Direzione Casa

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E così ha inizio il mio viaggio. Inconsciamente credo di aver cercato casa per una vita e di essere riuscita soltanto a perderla. C’è stata la casa dell’infanzia, delle radici. Andata. C’è stata la casa dell’adolescenza, della ribellione, della fuga. Andata. Poi c’è stata la casa dell’amore, quella che secondo le mie ingenue previsioni sarebbe dovuta durare in eterno. Andata pure quella.

Chi siamo senza una casa in cui proteggere noi stessi, accogliere, coltivare, svegliarci nel cuore della notte? Chi siamo senza un luogo da cui partire e tornare? In cui rinnovarci e fermarci a riflettere? Mi sento un po’ persa. Sto uscendo da una relazione difficile che non riesco a chiudere e sono coinvolta allo stesso tempo nello sforzo immane di trovare un luogo che mi faccia sentire al sicuro, che ammortizzi il dolore che provo.

Ho iniziato a scrivere il blog perché scrivere è la mia salvezza. Mi aiuta a definire le cose – stati d’animo, pensieri, paure, emozioni. Ma l’ho iniziato anche perché voglio lasciare una traccia della mia esperienza, del modo in cui è possibile affrontare le proprie paure e ritornare a vivere. Lo chiamo inseguire il sole dentro.

Quando ho un problema e non riesco a risolverlo, cerco aiuto fuori di me. Allora leggo storie, sottolineo capitoli, navigo nel web. Mi nutro di esperienze altrui. E’ un modo per ritrovarmi, per non sentirmi sola. Alla fine la ricerca mi ha portata a capire che non ci sono risposte universali per nulla, forse neanche per come impostare la pagina web o sturare un lavandino. Si può trovare una risposta che si avvicina ai nostri bisogni ma che applicata alla nostra vita può cambiare totalmente aspetto. Ebbene, questa è la mia risposta. Su come cercare casa, su come uscire da una relazione finita, su come affrontare la perdita, il dolore, lo smarrimento. Su come gestire la paura. Su come incanalare la voglia di vivere in qualcosa di bello, finalmente. Su come sorridere. Non è una risposta universale, è il mio sole dentro.