Dov’ero rimasta?

Già, dov’ero rimasta? In queste ultime settimane sono venuta meno al mio impegno di scrittura che in fondo non dovrebbe essere un impegno vero e proprio ma un momento da dedicarmi e da coltivare liberamente. Quindi, si, per me una forma di “dovere” perché in quanto a prendermi cura di me sono un po’ una frana. Crocerossina instancabile quando si tratta di conquistarmi l’amore di ogni anaffettivo nel raggio di 10 metri da me, so diventare una vera macchina da guerra quando si tratta di adottare una qualsiasi forma d’indulgenza verso la sottoscritta. Per questo devo impegnarmi a volermi bene, a non castigarmi, a non mettermi sotto pressione da sola.

Purtroppo le ultime settimane sono state troppo: troppo lunghe, troppo dolorose, troppo cariche di cambiamenti. Qualcuno che mi segue già lo sa, perché due righe sulla mia pagina facebook non ho potuto fare a meno di scriverle. Ho trovato casa. La primissima reazione è stata di sollievo: qualcosa si è sciolto dentro di me, finalmente potevo smettere di cercare, immaginare, congetturare come sarebbe stata questa casa in cui ricominciare da me. Improvvisamente era diventata reale, innescando tutta un’altra serie di reazioni a catena. Ma quel primo momento di sollievo è stato prezioso e importante, affatto trascurabile.

Ho trascorso queste ultime settimane a sistemare la mia nuova casa, a preoccuparmi fuori misura per ogni piccola cosa, a darmi scadenze rigide e a rimproverarmi come ai bei vecchi tempi (che in realtà non sono mai stati vecchi perché è un’abitudine che fatica a morire). Quindi mi sono chiusa dentro di me, convinta che non fossi “degna” d’interagire con nessuno fino a quando non avessi portato a casa il risultato. In realtà di risultati ne ho portati a casa parecchi ma non me li sono mai voluti riconoscere, almeno non pienamente.

Da questa esperienza che sto vivendo ho capito molte cose, sebbene metterle in pratica nella vita di tutti i giorni sia comunque un esercizio difficile e pieno di ostacoli. Ho capito che non bisogna essere troppo esigenti con se stessi, soprattutto se si è feriti e si sta cercando la propria strada; ho capito che anche i piccoli risultati sono importanti e a modo loro devono essere accolti e festeggiati. Ho capito che non c’è verso di cambiare restando immobili e aspettando che qualcosa cambi intorno o fuori di noi. Il cambiamento è fatto di sudore e rinunce, di fatica.

Ho sentito spesso parlare di comfort zone ma ne ho realmente capito il significato solo di recente. Lasciare la propria zona di comfort è accettare di correre un rischio, di mettersi in gioco. Restare aggrappati alle proprie certezze o rassicuranti abitudini può senza dubbio farci sentire al sicuro ma non potrà mai dischiuderci la possibilità di cambiare veramente e di aprirci a nuove possibilità.

Detto questo, confesso che non sto andando “a meta” rapida come una scheggia solo per essermi motivata. Ma riconosco che motivarsi aiuta a superare quei momenti in cui si è tentati di mandare tutto all’aria pur di sentirsi di nuovo al sicuro, protetti, sotto controllo. A me succede spesso.

Il controllo. Credo che smettere di controllare e controllarsi sia il primo vero passo verso la possibilità di viversi qualcosa di nuovo e potenzialmente bello. Che non vuol dire buttarsi alla cieca senza paracadute ma al contrario: iniziare a vedere con nuovi occhi e smetterla di essere troppo esigenti con se stessi e sopratutto avere più fiducia nelle proprie capacità.

Il grande passo mi aspetta. Mi sto preparando a non essere pienamente pronta, a lasciarmi andare e per una volta vedere cosa succede, accogliere il cambiamento invece di contrastarlo.

A prestissimo…

2 pensieri su “Dov’ero rimasta?

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