Scrivere, ancora

Devo prendere l’abitudine di girare con carta e penna e annotarmi tutti i pensieri che mi arrivano senza preavviso. Ero in macchina e come al solito parlavo con me stessa e mi accorgo di avere sempre l’urgenza di scrivere quello che mi passa per la testa. Ho il timore di dimenticarlo e puntualmente succede. Ho anche il timore di non essere più in grado di scrivere e credo sia la paura stessa ad impedirmi di provarci davvero. Mi spaventa il fallimento. Penso che se non sono più capace di fare l’unica cosa che mi è sempre riuscita bene, cosa ne sarà mai di me? Sono anni ormai che mi faccio questa domanda ma invece di cercare una risposta ho preferito occupare il tempo in faccende di dubbia utilità e piacere. Mi occupo. Si. Mi occupo con qualsiasi incombenza possibile pur di non prendere in mano la mia vita, pur di non affrontare il mio fallimento. Preferisco raccontarmi una bugia, dirmi che se avessi tempo scriverei un libro, magari due, o riempirei un blog di poesie. Ah, se avessi tempo. La trappola più antica del mondo, la più efficace e pericolosa nella quale si possa cadere. Uscirne richiede un notevole sforzo, ore, giorni di pratica e lavoro su se stessi. Ma mettersi alla prova è già di per sé una vittoria. Scrivere male, ma scrivere. Fare quella cosa che un tempo ci riusciva bene, sentirsi un po’ impacciati ma non demordere, andare avanti, riconoscersi di nuovo e scacciare via quell’idea di se stessi che ci vede come perdenti solo perché ce ne siamo convinti. Ma poi, cosa vuol dire ho fallito? Si può davvero considerare un errore? Non credo. Siamo tutti esseri complessi e profondi, pieni di botole e caverne ancora inesplorate. Cosa veramente sappiamo di noi stessi se restiamo aggrappati a quelle poche certezze che crediamo ci rendano unici? Io sono, io faccio. E se un giorno non ci riesco più?

Quando ero piccola sognavo di fare la scrittrice, oggi lavoro come impiegata/segretaria/addetta al caffè di un piccolo ufficio. Mi sento un’estranea. Se avessi fatto la scrittrice mi sentirei diversa? O se avessi studiato giornalismo come desideravo, oggi sarei qui a farmi tutte queste domande? Sicuramente me ne starei facendo altre, analoghe. Siamo chi scegliamo di essere in momenti diversi della vita. Quando ho scelto di lasciare l’università e andare a fare la cameriera, è stata la scelta migliore che potessi prendere in quel momento. Non fa niente se me l’hanno rinfacciata le persone a me più care al mondo. Quella scelta mi ha portata qui, ad un passo dal prenderne un’altra che nuovamente mi porta a stravolgere tutto.

Scelte, scelte. Alcune non le prendiamo liberamente e finiscono sempre per rivelarsi fallimentari anche se necessarie. Altre le prendiamo per noi stessi e sono quelle migliori, quelle che aprono mille porte con una folata di vento e per questo spaventano come poche cose riescono a fare.

Ecco, ho scritto. Avevo così paura di farlo, di non sentirmi all’altezza, di non riuscire a tirare fuori le parole dalla pancia. E invece ecco. Ho scritto. Male, bene. Ma l’ho fatto. E mi sento meglio.

Nuovi orizzonti

Sono seduta sul divano della mia nuova casa e guardo il mare. Be’ non proprio, visto che l’anta della persiana non vuole saperne di restare aperta e devo ricordarmi ogni volta di bloccarla. Ma non con i ganci, che sono tutti arrugginiti e una volta per poco non ci ho passato la nottata a cercare di sbloccarli, ma con una delle tante cianfrusaglie trovate sul balcone a misura di stendino e che in verità butterei volentieri nel cassonetto.

Questa è una casa a incastro, ogni volta devo ricordarmi la giusta sequenza, come in uno di quei giochi di abilità in cui una mossa ne sblocca necessariamente un’altra. Il bagno ne è l’esempio più eclatante. Il momento della doccia è una sorta di quiz a premi: il tappetino va steso prima o dopo aver chiuso la porta? la cartaigienica va tolta prima di aprire il rubinetto dell’acqua? lo straccio per asciugare è bene averlo a portata di mano? e l’accappatoio? Se vedeste le dimensioni del bagno capireste. Non dispongo di un piatto doccia ma di una semplice tenda che colma la distanza di quei 10 cm che mi dividono dallla tazza (comunemente detto water). Quindi se non mi ricordo di spostare la cartaigienica posso dire addio a un rotolo al giorno. La prima volta che sono “uscita” dalla doccia – dopo aver litigato con la tenda che per tutto il tempo mi si è incollata al corpo bagnato – solo dopo essermi asciugata e sistemata mi sono resa conto del lago che nel frattempo era cresciuto alle mie spalle. Ovviamente mi sono dovuta bagnare i piedi di nuovo per sistemare quel casino. Il top è quando dimentico di prendere l’accappatoio, che non posso attaccare dietro la porta o non avrei spazio per lavarmi i denti o la faccia.

Ma sono felice.

Anche dopo aver salito i tre piani di scale senza ascensore, con il fiatone e i polpacci che gridano vendetta. Anche dopo aver asciugato la pipì della mia pulciosa in tutta casa e aver raccolto i tappetini assorbenti che sparpaglio in giro speranzosa. Anche dopo una giornata triste e capricciosa, in cuor mio sono felice.

Felice di aver fatto questo passo e di essere ancora tutta intera, ancora tutta me.

Mi sono dovuta abituare al rumore del mare, un incessante frastuono che mi ha tenuta sveglia la prima notte (a farmi compagnia l’olezzo del ristorante di pesce proprio qui sotto) ma a cui mi sto lentamente abituando, complici i tappi di cera di cui ho fatto scorta. Da quando sono arrivata il tempo è stato mutevole, in completa sintonia con i miei sbalzi d’umore. Il cielo non è mai lo stesso, cambia di continuo, un’infinita gamma di colori che lo rendono ogni giorno un paesaggio diverso. Li chiamo i miei nuovi orizzonti dai quali mi affaccio ad annusare l’aria che sa di salsedine, di mare, di avventure.

A volte mi fermo a riflettere su tutti questi cambiamenti, ma cerco di non farlo troppo spesso. Pensarci mi fa cadere nel panico, nella paura a volte nell’angoscia. Una parte di me sta rimanendo indietro, la sto abbandonando. E’ un commiato necessario ma doloroso. Sto vivendo, per la prima volta sto vivendo davvero.

20150918_184908 20150921_190802 20150922_191546 20150924_190206 20150925_175722 20150928_161351