Vecchie cose, nuovi inizi

Ho sempre inteso il peso che ciascuno di noi si porta dentro come un qualcosa di metaforico, un bagaglio di emozioni, pensieri, ricordi, aneddoti ammucchiati alla rinfusa o impilati ordinatamente dentro la propria anima. Ma quando questo peso viene tradotto in cose, in oggetti materiali a cui necessariamente associamo quegli stessi pensieri e ricordi, ecco che il peso diventa concreto e difficile da stipare. Nella vita bisognerebbe viaggiare leggeri, senza troppi fardelli. Le mani dovrebbero essere libere di sperimentare in qualsiasi momento e il cuore dovrebbe essere altrettanto lieve, come una brezza di primavera.

Purtroppo non è sempre così che vanno le cose. Oggi, come tre mesi e mezzo fa, ho sperimentato nuovamente tutto il peso della mia vecchia vita che continuo a trasferire da una casa all’altra. E’ vero, ho buttato molte alcune cose. Altre le ho lasciate indietro e ogni tanto ne odo il richiamo come il canto di fameliche sirene. Ma alcune molte le ho portate con me, pensando che mi sarebbero state utili, anzi indispensabili. In parte lo sono state, nonostante non le abbia mai utilizzate.

I libri, ad esempio. Ho creduto che avrei letto pagine e pagine senza sosta, finalmente sola e libera da orari. Nulla di più falso. Questi tre mesi sono stati il periodo meno fertile per la lettura degli ultimi 15 anni, non c’era nessuna storia che potesse coinvolgermi e squarciarmi il petto più di quanto non stesse già facendo la mia vita. Tuttavia mi sono caricata le pesanti buste di libri per tre rampe di scale, facendo svariati viaggi su e giù, ogni volta con il fiato più corto. Li ho sistemati ordinatamente negli scaffali, dividendoli per autori come piace fare a me. Finito il lavoro mi sono sentita pienamente soddisfatta, appagata dal quel piccolo angolo di mondo assolutamente indispensabile per sentirmi a casa.

I film, tonnellate di dvd che credevo avrei rivisto senza sosta; spezie di ogni tipo con cui credevo avrei cucinato mille piatti. E poi pentole, tegami, piante (una l’ho lasciata morire), formine in silicone, candele. Un enorme bagaglio di cose a cui non ero pronta a rinunciare e a cui sentivo di dovermi aggrappare per restare me. Per non andare in pezzi. Per ricordare qualcosa.

La scorsa settimana è morto il mio cane all’improvviso. Una macchina lo ha investito e se ne è andato in pochi minuti. Viveva con lui. Ogni volta che passavo a casa a prendere qualcosa di mio o a lasciare qualcosa di suo, mi veniva incontro all’angolo della siepe che era il suo punto d’osservazione preferito. Per lui ero tornata a casa, poco importava che fosse per pochi minuti soltanto, mi salutava sempre allo stesso modo e questo mi rassicurava. Poi Chicco se n’è andato, come Milla lo scorso anno, sempre a Natale. La mia vita perde pezzi ovunque, poco importa che io tenti di tenerli tutti insieme, tutti nello stesso bagaglio. Il passato è passato. Sono stata così male nel cercare di tenerlo in vita, di alimentarlo, preservandone un antico ricordo. Ma ora basta. Ho raccolto tutte le mie cose, molte le lascerò indietro. Devo fare spazio alla mia nuova vita. È doloroso. È un atto di coraggio recidere una parte di sé ma a volte è l’unico modo che abbiamo per liberarci.

La paura è una scusa insufficiente per non fare il lavoro. Tutti abbiamo paura. Niente di nuovo sotto il sole: se sei vivo, hai pauraClarissa Pinkola Estés – Donne che corrono coi lupi

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