Pezzi di me

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Sono arrivata a Brasilia il 3 Febbraio alle prime luci della mattina. Ho lasciato alle mie spalle tutto: la mia casa, la mia famiglia, la macchina che alla fine non ho voluto vendere (un altro pezzo di me che se ne andava, non ce l’ho fatta) e la mia pulciosa. La mia piccola palletta di pelo se n’è andata e mi ha spezzato il cuore che già di suo era parecchio malconcio.

Avevo immaginato tante volte la partenza: senso di sollievo, distacco da terra, leggerezza, erano solo alcune delle emozioni che contavo di provare. Tutti a farmi mille incoraggiamenti, a invidiarmi, “e dai che lì è sempre estate!”, e io invece a fare i conti con i pezzi di me che ogni giorno ero costretta a lasciare. Credevo di non poter rinunciare a nulla, poi sono stata costretta a farlo. A un certo punto non sapevo neanche se chiamarlo coraggio, mi sono buttata sperando che il dolore finisse presto. Ho preso tutto quello che veniva senza contrastarlo, senza oppormi. Non volevo fingere di stare bene, non volevo sforzarmi. Ero troppo stanca e mi faceva male tutto: la testa, la pancia, il cuore, gli occhi gonfi di pianto. E’ stata la cosa più difficile che abbia mai fatto ma l’ho fatta. Male, bene, ma l’ho fatta. Sono in Brasile. Senza la mia casa, senza la mia famiglia, senza il mio cane. Senza i tanti pezzi di me.

Uno passa una vita a farsene una, almeno decente, in cui mettersi comodo e dire: questa cosa l’ho fatta, non dovrò pensarci mai più. Non dovrò più passarci attraverso. E allora si fa di tutto per mantenere insieme le cose, si ricorre a ogni tipo di colla e di toppa e magari per qualche tempo o per tutta la vita funziona. Si tira avanti. Io l’ho fatto e non me ne vergogno, probabilmente lo rifarei. Se tieni a qualcosa, lotti per non perderla, lotti anche contro te stesso, ti fai del male. Alla fine tutto si riduce a questo, alla capacità di sopportare e tirare avanti.

Non mi stancherò di ripeterlo: cambiare non è facile. Non basta andare dall’altra parte del mondo, non basta svegliarsi in Brasile. Ma è importante che si faccia il possibile per non arrendersi, per non tirare avanti. Per smetterla di sopportare. Per smetterla di essere come le matrioske, una dentro all’altra, sempre identiche, sempre le stesse perché qualcuno ci ha insegnato che è così che funziona. Questa catena si può rompere, è possibile farlo e bisogna almeno tentare.

Si può andare in pezzi, si deve farlo a volte. Pezzi di me come coriandoli nell’aria.

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