Le strade di Brasilia

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Brasilia dalla Torre della Tv

Vista dall’alto sembra un enorme fiore. Le sue strade si attorcigliano tutte, mannaggia a loro. Chi l’ha ideata forse non immaginava che un giorno sarebbe diventata una città tanto popolosa e che le strade, così come sono state concepite, sarebbero state un problema. Eppure Brasilia è nata per diventare la capitale, è stata strappata al deserto con questo unico e preciso intento. Mi piacerebbe tanto fare due chiacchiere con Lúcio Costa, il pianificatore urbano. Lúcio – gli direi – ma ti pare possibile questo intreccio di strade che salgono e scendono? Ti pare possibile che le vie non abbiano un nome? E che per imboccare un’uscita mi tocca tagliare tre corsie, con il traffico brasiliano che è come una giostra medievale? Già, perché i brasiliani per strada sono davvero pericolosi. Superano a destra, tanto per cominciare. Non perché siano spericolati, ma perché qui non esiste la corsia di sorpasso. La destra e la sinistra sono solo due direzioni possibili, non hanno nulla a che vedere con un’etica stradale. Bisogna avere cento occhi e non distrarsi mai, soprattutto quando si cerca di prendere un ritorno. I ritorni sono svincoli che collegano le grandi arterie della città che l’attraversano da una parte all’altra. Perché – non ve l’ho ancora detto ma sicuramente lo sapete – Brasilia ha la forma di un aereo, anche se inizialmente doveva essere una croce. E le strade che la percorrono da un’ala all’altra – quelle rumorosissime strade che passano proprio sotto casa mia – sono tutte a senso unico. Per questo sono piene di ritorni e uscite, che creano quei meravigliosi disegni a fiori.

 La strada che attraversa le ali da Nord a Sud è l’Eixo e siccome i brasiliani hanno un diminutivo per tutto – nel paese delle cose grandi, ogni cosa ha bisogno di essere rimpicciolita – c’è anche l’Eixino che scorre parallelo. Entrambe le strade passano sotto le mie finestre ed è un getto continuo di macchine, un ciclo che non si arresta mai. Le strade arrivano ovunque, non esistono piazze in questa città. Lo giuro, niente piazze, solo strade dritte. Tutto si affaccia sulla strada: negozi, locali, supermercati, case. La strada è socialità, è il luogo in cui si svolge la vita, in cui non c’è neanche bisogno di aggirare i palazzi perché sono sospesi su palafitte di cemento e basta attraversarli. Per i brasiliani la strada è come una grande casa e la casa, quella vera, è un luogo in cui trascorrono relativamente poco tempo.

La strada è il luogo in cui le classi sociali si mescolano e s’incrociano, ma è un incrocio che porta sempre in direzioni opposte. I dipendenti statali escono di casa la mattina e danno il cambio a una moltitudine di domestiche, giardinieri, portieri, lavamacchine (e lustrascarpe, esistono ancora), muratori e operai. I secondi scendono dagli autobus, numerosissimi, mentre i primi invadono l’Eixo e l’Eixino diretti verso il centro amministrativo della città. Due mondi paralleli, l’uno accanto all’altro, in quella che è la città più ricca del Paese. Brasilia rimane un luogo atipico, voluto e costruito come simbolo della crescente potenza economica brasiliana, privo di una sua vera identità e cultura. I primi abitanti della città, i Candangos, sono stati i lavoratori che l’hanno costruita, gente arrivata da ogni parte del Brasile a costruire case, scuole e ovviamente strade.

La cosa più strana che mi è capitata, dopo 15 ore di aereo, è stata sentire di non essere arrivata in Sud America. Si respira quel benessere, incarnato nei monumentali centri commerciali, che ben si conosce anche in Europa. Il brasiliense spende: per mangiare, per vestirsi, per andare in vacanza, per studiare le lingue. Il resto della popolazione, quella negra – che qui non è un dispregiativo – parla una sola lingua ed è l’altra faccia di una città di burocrati e studenti. Ma basta soltanto prendere una delle strade che portano fuori Brasilia, per non avere più dubbi sul fatto di trovarsi in Sud America.

Gli spazi diventano immensi, il verde e il rosso si rincorrono nel finestrino della macchina – il verde della vegetazione e il rosso della terra. Le cittadine sono agglomerati di case basse e scrostate; s’incontrano campetti da calcio e baretti in cui la gente del posto trascorre la domenica bevendo cerveja. C’è sporcizia e un senso misto tra desolazione e allegria, che trasuda da ogni vicolo della strada.

La strada, sempre lei. Da dove arriva continuamente odore di aglio e churrasquino che con riso, fagioli e mandioca è il piatto tipico di questi luoghi.

Ho smesso di affacciarmi alla finestra da quando sono arrivata a Brasilia. Il rumore del traffico è un sottofondo continuo e tra i rami degli alberi riesco a vedere soltanto le macchie colorate delle carrozzerie. La strada è sempre lì, a ricordarmi che non c’è deserto tanto grande da impedire a una città di sorgere.

Se si applicasse questo principio ad ogni aspetto della vita, sarebbe più lieve anche quel senso di desolazione e allegria che alberga a volte dentro i nostri cuori.

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Monumento ai Candangos nella Piazza dei Tre Poteri

 

 

 

2 pensieri su “Le strade di Brasilia

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